Comunicato Stampa di Mountain Wilderness Italia contro iul " reality" al Monte Bianco
Considerando
il livello del “reality” ambientato al Monte Bianco e mandato in
onda da RAI 2, sarebbe forte la tentazione di non perdere tempo per
illustrare le ragioni del nostro deciso dissenso. Se non fosse che il
messaggio diffuso da quella trasmissione, giungendo con abusiva
autorevolezza a un pubblico vasto e in maggioranza disinformato,
tradisce radicalmente il significato dell’incontro tra gli esseri
umani e la montagna, riducendolo a una banale e ridicola competizione
ludico-circense, di cui sono protagonisti personaggi improbabili,
platealmente impreparati.
Nessuno
di noi grida allo scandalo in nome di una pretesa sacralità delle
Alpi; perché di per se stesse, nella loro asettica accezione
geografica, le montagne non sono che informi mucchi di roccia e
ghiaccio. Noi difendiamo le ragioni e i sentimenti di chi ha fatto
profondi e sofferti investimenti affettivi su quegli ambienti così
particolari e selvaggi, ultime superstiti oasi di wilderness nel
cuore del nostro continente. Ragioni e sentimenti che oggettivamente
la trasmissione in oggetto umilia, delegittima e offende. Ma
difendiamo anche – in positivo - la proposta potenzialmente
formativa che può derivare da quelle esperienze in alta montagna, se
correttamente vissute e interiorizzate. Cioè esattamente il
contrario di quanto sembra suggerire la trasmissione di RAI 2.
Come
è stato autorevolmente denunciato dal nostro comitato
etico-scientifico ( vedi allegato), rattrista constatare che alcune
guide professioniste si siano prestate a questa penosa farsa, avendo
alla loro testa un alpinista di indubbia fama, guadagnata non solo
sulle Alpi ma anche in Himalaya. Ciò a nostro avviso dimostra,
purtroppo, che spesso chi ha fatto dell’alpinismo la propria
professione progressivamente può finire col perdere di vista le
implicazioni etiche che sole giustificano l’avventura tra i monti e
la nobilitano. Avventura intesa come ricerca dei propri limiti ,della
propria verità interiore, della individuale aspirazione alla
libertà. E come a volte proprio coloro che hanno compiuto grandi
imprese abbiano maturato una visione asfittica e fuorviante
dell’alpinismo, perché pongono tra se stessi e la montagna il
filtro sterilizzante del proprio super-io.
Ridurre
la sfaccettata ricchezza motivazionale dell’alpinismo a una gara
improvvisata tra incompetenti, realizzata a vantaggio delle
telecamere, significa invitare il pubblico a ignorare la paziente
preparazione psico-fisica che una consapevole frequentazione della
montagna richiede e impone, con serie conseguenze anche a livello
della sicurezza di chi alla montagna intenderà poi avvicinarsi.
Per
anni, in gioventù, abbiamo sorriso con ironia leggendo sulla tessera
del Club Alpino la frase di Guido Rey che diceva: “ Io credetti e
credo la lotta con l’Alpe utile come il lavoro, nobile come
un’arte, bella come una fede.” Ma ora, di fronte a questa penosa
mercificazione televisiva dobbiamo ricrederci. E’ mille volte
preferibile la retorica ingenua di Rey della diseducativa e volgare
proposta veicolata dal “reality” di RAI 2.
Il
Consiglio Direttivo di Mountain Wilderness Italia
Allegato
PARERE DEL COMITATO ETICO-SCIENTIFICO DI MOUNTAIN WILDERNESS ITALIA
Poche settimane fa, nella nostra
qualità di componenti del Comitato etico-scientifico di Mountain
Wilderness Italia, avevamo sottoscritto un documento in cui si
manifestavano motivate perplessità riguardo all’ ammodernamento
degli impianti funiviari presenti sul versante italiano del massiccio
del Monte Bianco. Il testo così si esprimeva: “….Apparentemente
più circoscritta è la reazione negativa causata dall’inaugurazione
trionfale della nuova funivia a cabine rotanti che dalla frazione di
Entreves ( Courmayeur) raggiunge in due campate la punta Helbronner,
situata esattamente sul confine tra Italia e Francia. Va chiarito che
la punta Helbronner era già stata manomessa da tempo per accogliere
la piccola bidonvia proveniente dal Rifugio Torino vecchio e per
ospitare la stazione di partenza dei carrelli che, attraverso la
Vallée Blanche, raggiungono la Aiguille de Midi in Francia. In prima
battuta lo scandalo riguarda solo le dimensioni spropositate della
nuova stazione di arrivo, il suo carattere di centro di ristorazione
e intrattenimento e il sospetto che il nuovo manufatto abbia invaso,
neppure tanto marginalmente, il territorio francese senza averne
ottenuto la formale autorizzazione dal competente ministero
dell’ambiente di Parigi. Inoltre desta sconcerto anche la
trasformazione della stazione intermedia ( Pavillon di Mont Frety) in
un magniloquente edificio predisposto per ospitare centri
commerciali, convegni, proiezioni cinematografiche.
Questi i fatti. Ma al dilà dei
fatti è la proposta “culturale” che tali fatti sottintendono e
promuovono a rendere perplessi. Tutta l’operazione rispecchia un
atteggiamento nei confronti della integrità della alta montagna
arrogante e banalizzante, in una prospettiva di sfruttamento
ludico-consumistico di bassissimo conio, a prescindere dalle trovate
architettoniche. Le Alpi sono ancora in gran parte un “continente”
d’alta quota libero dalle cicatrici infette prodotte dagli
interessi aggressivi delle forze economiche che continuano a
orientare i bisogni e le aspirazioni delle comunità locali,
ottenendone spesso il consenso. Luoghi privilegiati ma sempre più
fragili in cui chi davvero lo voglia può ancora sperimentare un
incontro con la natura autentico e non condizionato. In tale
prospettiva il massiccio del Monte Bianco dovrebbe porsi e essere
difeso come il centro di eccellenza di questo “continente” e del
suo fondamentale ruolo etico e culturale; vediamo invece che proprio
lassù si concentrano oggi i più dannosi progetti di sfruttamento.
Il silenzio grandioso dei ghiacciai umiliato dal continuo sfarfallare
di elicotteri e aerei turistici, l’edificazione di rifugi sempre
più invadenti e simili ad alberghi, le vette trasformate in terrazze
panoramiche con pavimenti di vetro per sperimentare senza pericolo il
brivido del vuoto: tutto conduce verso la riduzione dell’esperienza
possibile in direzione di uno svago da luna park. Giusta e più che
giustificata dunque appare la battaglia che – seppure a cose fatte
– portano avanti le associazioni ambientaliste con in testa
Mountain Wilderness. Perché questa deriva consumistica resti un caso
isolato di incultura e non le sia permesso di estendere il contagio”.
Purtroppo i nostri timori hanno trovato
immediata conferma: la RAI, con l’appoggio della società che
gestisce la nuova funivia, ha deciso di realizzare, tra le vette e i
ghiacciai del Monte Bianco, in questa stessa estate, una sorta di “
Isola dei Famosi”, utilizzando il corpo delle guide di Courmayeur
per condurre su scivoli ghiacciati, creste affilate e pareti rocciose
un gruppo eterogeneo di personaggi noti al grande pubblico
televisivo, ma del tutto digiuni di alpinismo. Contro questa
sconsiderata mercificazione spettacolare dell’alta montagna si sono
immediatamente levate le voci delle associazioni ambientalistiche e
soprattutto dal Club Alpino Italiano. Sconcerta chiunque abbia a
cuore il “senso” dell’esperienza alpinistica, constatare che le
guide valdostane, pur essendo eredi di una nobile tradizione, si
prestino a contribuire – senza arrossire - a una simile umiliante
farsa. Il comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia
concorda pienamente con la vibrante denuncia lanciata dal Club Alpino
Italiano e invita i responsabili della RAI a recedere da una simile,
squallida e diseducativa profanazione.
Firmano per il Comitato
Etico-Scientifico
per il Comitato Etico-Scientifico:
Prof. Luisella Battaglia: ordinario di
Filosofia Morale e Bioetica, Università di Genova.
Prof. Pietro Bellasi: già docente
di Sociologia dell’Arte, Università di Bologna
Dr. Salvatore Bragantini: economista
e editorialista del Corriere della Sera. Alpinista.
Prof. Remo Bodei: ordinario di
Filosofia Teoretica, Università di Los Angeles e di Storia della
Filosofia e Estetica, Normale di Pisa
Prof. Luisa Bonesio: già prof. di
Estetica e Geofilosofia del paesaggio, Università di Pavia
Prof. Duccio Canestrini: docente di
Antropologia del Turismo, Università di Lucca. Probiviro
dell’associazione italiana Turismo Responsabile.
Dr. Alberto Cuppini: esperto in
energie rinnovabili
Enrico (Erri) De Luca: romanziere,
poeta, traduttore, saggista. Alpinista.
Fausto De Stefani: Alpinista,
garante di Mountain Wilderness International. Presidente onorario di
Mountain Wilderness Italia
Dr. Massimo Frezzotti: dirigente
ricerca ENEA, già responsabile dell’ unità tecnica Antartide.
Presidente del comitato glaciologico italiano; Alpinista.
Maurizio Giordani, alpinista, guida
alpina. Garante di Mountain Wilderness International
Prof. Carlo A. Graziani: ordinario di
Istituzioni di Diritto Privato, Università di Siena. Già
presidente del Parco Naz. dei Sibillini
Alessandro Gogna, alpinista, guida
alpina, scrittore, giornalista. Garante di Mountain Wilderness
International
Prof. Cesare Lasen: già presidente del
Parco Naz. delle Dolomiti Bellunesi; botanico e protezionista
Prof. Sandro Lovari: ordinario di
Scienze Ambientali e Fauna, Università di Siena
Prof. Paolo Maddalena : prof di
Diritto per il patrimonio culturale e ambientale. Università della
Tuscia; magistrato. Già Giudice Costituzionale.
Dr. Mario Maffucci: già dirigente
RAI. Giornalista. Esperto in comunicazione.
Prof. Ugo Mattei: ordinario di Diritto
Civile, Università di Torino. Competenze in giurisprudenza, beni
comuni e ambiente montano
Franco Michieli, scrittore,
pubblicista, alpinista. Garante di Mountain
Wilderness International.
Carlo Alberto Pinelli, alpinista,
regista, scrittore. Docente di Cinematografia Documentaria,
Università Suor Orsola Benincasa, Napoli. Garante di Mountain
Wilderness International
Prof. Stefano Rodotà: prof. Emerito
di Diritto Civile, Università La Sapienza, Roma. Già garante per la
privacy. Già membro del Parlamento. Strenuo difensore dei diritti
comuni.
Arch. Francesco Scoppola. Direttore
Generale Beni Culturali, Ministero dei Beni Culturali e del Turismo.
Alpinista
Dr. Stefano Sylos Labini: dirigente
ENEA, geologo, esperto di energie rinnovabili e politiche economiche
Prof. Francesco Tomatis, alpinista;
ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Salerno. Garante
di Mountain Wilderness International.
Dr. Stefano
Unterthiner : firma del National Geographic. Zoologo e
fotografo.
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