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mercoledì 7 dicembre 2011

Riflessione su Farenahait 451

M'e' venuta in mente da alcuni giorni questa considerazione, proprio ora che il degrado morale, conoscitivo e sociale e' al massimo del minimo (ma forse si puo' ancora raschiare il fondo).
M'e' venuto in mento proprio mentre riflettevo suii Beni Comuni, sul senso di appartenenza ad una comnita', sull'identita' colletiva, mentre sfalciavo il Fossato di Papigno e parlav...o con i compaesani anziani 'residui' che coltivano ancora orti.
Credo che ciascuno di noi, almeno fino alla mia generazione che ne ha esperienza diretta, debba 'adottare' e trasmettere un pezzettino di conoscenza antica e trasferirla agli altri, riportarla nelle comunita' d'origine. Credo che solo cosi', con questi piccolissimi gesti individuali di estensione colletiva abbiamo una chance per frenare questa perdita di significato, questa 'estinsione del senso', questo 'analfabetismo sociale/ambientale' che sempre piu' ci incalza. Solo cosi' trasmettendo saperi, usi, abitudini, prassi delle nostre comunita' potremmo arginare questa emoraggia inarrestabile che porta ad aggregazioni casuali, antagoniste, negative di indvidui senza senso privi di rispetto per alcunche'. Solo cosi' sottraendoci all'oblio forzato dei 'non luoghi', asettici e globalizzati, ritroveremo energia per agire, per essere protagonisti per gestire direttamente i Beni Comuni.
Creiamo BANCHE DELLA MEMORIA IMMATERIALE, proprio come alcuni di noi hanno gia' inziaito a creare, per salvarli dal'omologazione forzata e normata della UE, le BANCHE DEI SEMI antichi.

Che ciascuno di noi diventi un  UOMO(DONNA)LIBRO, proprio come nel romanzo!
Non permettiamo che i saperi se nevadano con l'ultimo anziano del paese; di ciascun paese,. Cosi' ci distruggeranno, controllando le nostre menti e desensorializzando il nostro corpo.

lunedì 5 dicembre 2011

Pasolini, l'ambiente, i Beni Comuni, la qualita' della vita e del paesaggio

"C'è da salvare la città nella natura. Il risanamento dall'interno. Basta che i fautori del progresso si pongano il problema. Questa regione, che per miracolo si è finora salvata dalla industrializzazione, questo Alto Lazio con questa Viterbo e i villaggi intorno, dovrebbero essere rispettati proprio nel loro rapporto con la natura. Le cose essenziali, nuove, da costruire, non dovrebbero essere messe addosso al vecchio. Basterebbe un minimo di programmazione. Viterbo è ancora in tempo per fare certe cose. [...] Quel che va difeso è tutto il patrimonio nella sua interezza. Tutto, tutto ha un valore: vale un muretto, vale una loggia, vale un tabernacolo, vale un casale agricolo. Ci sono casali stupendi che dovrebbero essere difesi come una chiesa o come un castello. Ma la gente non vuol saperne: hanno perduto il senso della bellezza e dei valori. Tutto è in balìa della speculazione. Ciò di cui abbiamo bisogno è di una svolta culturale, un lento sviluppo di coscienza. Perciò mi sto dando da fare per l'Università della Tuscia".

Questa è una parte dell'intervista rilasciata da Pasolini, sotto la Torre di Chia, al giornalista Gideon Bachmann, e pubblicata a pagina 3 del Messaggero di domenica 22 settembre 1974

mercoledì 30 novembre 2011

Cambio casa....

Da oggi i miei lettori mi troveranno qui.
Non che con Splinder mi trovassi male, anzi!, ma loro chiudono a fine anno e cosi' mi son trasferito. Qualche giorno per sistemare bagagli e aprire gli scatoloni e sono di nuovo attivo!